Resistenza a Pubblico Ufficiale: l’art 337 cp

resistenza a pubblico ufficiale

La resistenza a Pubblico Ufficiale, così come l’oltraggio o la violenza costituiscono norme a tutela di quei soggetti che ricoprono pubbliche funzioni. La resistenza a Pubblico Ufficiale è un reato, previsto dall’art 337 cp.
Ma come si configura la resistenza a Pubblico Ufficiale?
Mi chiamo Mattia Fontana ed esercito la professione di Avvocato penalista a Roma. In questo articolo ti parlerò del reato di resistenza a Pubblico Ufficiale previsto dall’art 337 cp, della pena, della procedibilità e di altri aspetti rilevanti.

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Il reato di resistenza appartiene alla categoria dei reati contro la pubblica amministrazione e più nello specifico dei reati commessi dai privati contro la pubblica amministrazione. Bene giuridico tutelato è il buon andamento della Pubblica amministrazione nonché la libertà di autodeterminazione e l’incolumità della persona fisica che esercita le pubbliche funzioni.
Ma scendiamo nel dettaglio.

 
 

Reato di resistenza a Pubblico Ufficiale [ torna al menu ]

Il reato di resistenza a Pubblico Ufficiale consiste nel porre in essere atti di violenza o minaccia nei confronti di un Pubblico Ufficiale, al fine di opporsi a quest’ultimo durante il compimento di un atto di ufficio.
La violenza o la minaccia costituiscono elementi essenziali della fattispecie ed accompagnano il compimento dell’atto da parte del Pubblico Ufficiale. Ciò a differenza del reato previsto dall’articolo 336 cp, che più avanti analizzeremo.
Secondo la Suprema Corte, ai fini dell’integrazione del reato, non è necessario che sia concretamente impedita la libertà di azione del pubblico ufficiale, ma è sufficiente che si usi violenza o minaccia per opporsi al compimento di un atto dell’ufficio o del servizio.
Questo anche indipendentemente dall’esito, positivo o negativo, dell’azione e dall’effettivo verificarsi di un ostacolo al compimento degli atti (Cass. n. 5459/2020).

 

L’art 337 cp [ torna al menu ]

L’art 337 cp (clicca qui per prendere visione dell’articolo) punisce chi usa violenza o minaccia per opporsi ad un Pubblico Ufficiale o ad un incaricato di pubblico servizio mentre compie un atto di ufficio o di servizio o a coloro che gli prestano assistenza.
Come si è già precisato, la violenza e la minaccia costituiscono elementi essenziali della fattispecie.
Entrambe devono essere idonee ad impedire al funzionario il compimento dell’atto. Per questo motivo in caso di resistenza passiva (fuga, destrezza, raggiro) il reato non si configura.

 

Resistenza passiva a Pubblico Ufficiale [ torna al menu ]

La resistenza passiva consiste in un uso moderato della violenza non diretta contro il Pubblico Ufficiale.
Secondo la Corte di Cassazione la condotta di divincolarsi per sottrarsi ad un controllo delle Forze dell’Ordine senza l’utilizzo della violenza direttamente contro il Pubblico Ufficiale, non integra il reato di resistenza previsto dall’art 337 cp (Cass. n. 6604/2022).
Diversamente commette il reato di resistenza il soggetto che per divincolarsi pone in essere un vero e proprio utilizzo della forza diretto a neutralizzare l’azione del Pubblico Ufficiale (Cass. n. 31286/2017).
Nell’ipotesi in cui il soggetto ponga in essere una mera resistenza passiva come nel caso di una fuga il reato di resistenza non può dirsi integrato.
È anche il caso dell’imputato che per evitare di essere catturato punta mani e piedi sull’automobile della polizia senza utilizzare alcuna violenza. In questo caso la Cassazione non ha ritenuto sussistente il reato di resistenza (Cass. n. 6069/2015).

 

Fuga e resistenza a Pubblico Ufficiale [ torna al menu ]

Come visto, in linea prettamente teorica, in caso di fuga difficilmente il reato previsto dall’art 337 cp può dirsi integrato posto che in tal caso si parla di resistenza passiva.
Tuttavia in alcuni casi, darsi alla fuga può far sì che venga integrato il reato di resistenza.
È il caso dell’imputato che per sottrarsi alla polizia non si limitava alla fuga alla guida di un’automobile ma procedeva ad una serie di manovre finalizzate ad impedire l’inseguimento, ostacolando l’esercizio della forza pubblica e ponendo in pericolo gli utenti della strada (Cass. n. 19368/2020).

 

Pubblico Ufficiale: significato [ torna al menu ]

Ai sensi dell’art 357 cp Pubblico Ufficiale è colui che esercita una funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa.
Per chiarire ulteriormente questo concetto è possibile fare degli esempi. Possono infatti ricoprire la funzione di Pubblico Ufficiale: il Sindaco, gli Assessori ed i Consiglieri comunali, i Parlamentari, il Giudice, Pubblici ministeri, Notai, Forze dell’Ordine.
Quasi sempre il reato previsto dall’art 337 cp viene commesso nei confronti di Poliziotti, Carabinieri e più in generale da soggetti appartenenti alle Forze dell’Ordine.
La qualifica di Pubblico Ufficiale va tenuta distinta da quella di “incaricato di pubblico servizio” che l’art 358 cp definisce come il soggetto che a qualunque titolo presta un pubblico servizio. Alcuni esempi: il custode del cimitero, gli infermieri oppure il collaboratore scolastico.

 

Pena resistenza a Pubblico Ufficiale [ torna al menu ]

La pena prevista per il reato di cui all’art 337 cp è la reclusione da sei mesi a cinque anni.
Tuttavia nel caso in cui venga commessa una resistenza a P.U., le Forze dell’Ordine potranno procedere all’arresto in flagranza dell’autore del reato.
In sede di convalida dell’arresto il Pubblico Ministero potrà poi chiedere al Giudice l’applicazione di una misura cautelare (clicca sulla parola per sapere cosa sono).

Obiettivo primario dello Studio Legale Penale di Roma fondato dall’Avvocato penalista Mattia Fontana, è quello di garantire la miglior difesa e tutela per i propri assistiti.
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Resistenza a Pubblico Ufficiale: prescrizione [ torna al menu ]

Prima di indicare qual è il termine di prescrizione del reato previsto dall’art 337 cp, è doveroso premettere alcune considerazioni.
Con il termine “prescrizione” si intende la causa estintiva del reato che si verifica nei casi in cui non si sia giunti ad una sentenza emessa nei confronti dell’imputato entro un dato termine temporale individuato dalla Legge.
Il termine coincide (in assenza di atti interruttivi) con la pena prevista per ogni singolo reato, ma non può essere inferiore ai sei anni in caso di delitto e quattro anni in caso di contravvenzione.
Il reato di cui all’art 337 prevede la pena della reclusione da sei mesi a cinque anni.
Trattandosi di un delitto il tempo necessario per fare in modo che il reato possa dirsi prescritto sarà pari a sei anni (sette anni e sei mesi nel caso in cui siano presenti atti interruttivi).

 

Resistenza a Pubblico Ufficiale: procedibilità [ torna al menu ]

Alcuni reati si dicono “perseguibili a querela di parte“. Per questi reati è necessario proporre una querela per chiedere la punizione del presunto responsabile. Se non viene sporta una querela il procedimento penale non inizierà.
Questi reati vanno tenuti distinti dai cd. reati “procedibili d’ufficio” per i quali non è necessario che venga presentato un atto di querela da parte della persona offesa, ma è possibile che il procedimento penale cominci a seguito di una denuncia o di una semplice segnalazione da parte di chiunque.
Il reato previsto dall’art 337 cp appartiene alla categoria dei reati procedibili d’ufficio.
La denuncia da parte del Pubblico Ufficiale o di un qualsiasi cittadino pertanto, farà iniziare il procedimento penale che andrà avanti anche a prescindere dalla volontà della persona offesa.

 

Resistenza a Pubblico Ufficiale: depenalizzato? [ torna al menu ]

Qualcuno, sbagliando, ritiene che il reato in esame sia stato depenalizzato. Si tratta di una convinzione errata, posto che l’opera di depenalizzazione compiuta dal Legislatore con il D.Lgs. n. 7/2016 ha coinvolto altri reati (tra cui l’ingiuria) ma non la resistenza a Pubblico Ufficiale.
Pertanto ad oggi compiere una resistenza nei confronti di un P.U. continua ad essere un reato, per il quale oltre alla pena prevista si rischia anche l’arresto in flagranza.

 

Lesioni a Pubblico Ufficiale [ torna al menu ]

È possibile che chi commette il reato di resistenza provochi delle lesioni al Pubblico Ufficiale. Si pensi ad un pugno che genera una ferita sul volto di un poliziotto.
In tal caso l’autore del reato risponderà tanto del reato di resistenza quanto del reato di lesioni previsto dall’art 582 cp (clicca sulla parola per saperne di più).
La Corte di Cassazione ha infatti ritenuto che il reato previsto dall’art 337 cp ed il reato di lesioni possono concorrere. Il reato di resistenza infatti assorbe solo quel minimo di violenza che richiede il reato di percosse (clicca sulla parola per sapere di cosa si tratta) ma non quello di lesioni.
L’atto di violenza non deve essere fine a se stesso ma deve essere stato posto in essere allo scopo di resistere al Pubblico Ufficiale (Cass. n. 36208/2020).

 

Differenza tra violenza e resistenza a Pubblico Ufficiale [ torna al menu ]

La violenza o minaccia ad un Pubblico Ufficiale (clicca sulla parola se vuoi saperne di più) sono condotte oggetto di una diversa fattispecie rispetto a quella prevista dall’art 337 cp.
È l’art 336 cp a prevedere la pena della reclusione da sei mesi a cinque anni per chiunque usi violenza o minaccia nei confronti di un Pubblico Ufficiale o ad un incaricato di pubblico servizio, per costringerlo a fare un atto contrario ai propri doveri o ad omettere un atto dell’ufficio o del servizio.
Come per l’art 337, anche in questo caso la violenza o la minaccia sono elementi essenziali della fattispecie, ma a differenza del reato di resistenza, nel reato previsto dall’art 336 cp non accompagnano il compimento dell’atto da parte del Pubblico Ufficiale ma lo precedono.

 

Resistenza a Pubblico Ufficiale: conclusioni [ torna al menu ]

Come hai potuto vedere, la resistenza a Pubblico Ufficiale, è un reato contro la Pubblica amministrazione, posto a tutela del buon andamento della Pubblica amministrazione, della libertà di autodeterminazione e dell’incolumità della persona fisica che esercita le pubbliche funzioni.
La commissione di questo reato può portare all’arresto e a dover affrontare un processo penale.
È allora assolutamente necessario che tu ti rivolga ad un Avvocato penalista che ti aiuti a comprendere i quali sono i rischi e le possibili soluzioni nel caso in cui tu abbia commesso questo reato.
Se hai un indagine in corso o devi affrontare un processo per aver commesso il reato di resistenza a Pubblico Ufficiale o un altro reato contro la pubblica amministrazione, contattami.

Per ulteriori approfondimenti visita l’apposita sezione del sito dedicata ai reati contro la pubblica amministrazione.

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