Concordato in appello: cos’è e come funziona

Dopo una sentenza di condanna pronunciata dal Tribunale, l’imputato ha la possibilità di proporre appello per chiedere una nuova valutazione del caso. Tuttavia, il giudizio di secondo grado non si conclude sempre con una decisione dopo la discussione in udienza.
Il Codice di procedura penale prevede infatti uno speciale istituto, denominato concordato in appello, che consente alle parti di raggiungere un accordo su alcuni motivi di impugnazione, favorendo una definizione più rapida del procedimento.

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Mi chiamo Mattia Fontana ed esercito la professione di Avvocato penalista a Roma. In questo articolo cercherò di spiegarti cos’è il concordato in appello, come funziona e quando si applica considerato anche che recentemente è stato ampliato il suo ambito di applicazione.
Cerchiamo allora di capire qualcosa in più. Iniziamo!

 
 

Concordato in appello: cos’è [ torna al menu ]

Il concordato in appello è disciplinato dall’articolo 599-bis del Codice di procedura penale.
Si tratta di un procedimento speciale basato su un meccanismo che consente di concordare l’accoglimento di alcuni motivi di appello e la contestuale rinuncia ai restanti.
L’accordo tra Procuratore e Avvocato viene sottoposto alla Corte d’Appello, che deve verificarne la conformità alla legge, la correttezza della qualificazione giuridica del fatto e la legalità della pena concordata.
Il concordato non riguarda l’accertamento integrale della responsabilità penale, già effettuato nel giudizio di primo grado, ma esclusivamente i punti della sentenza oggetto del patto.
L’obiettivo dell’istituto è quello di semplificare il giudizio di appello e ridurre i tempi della giustizia.

 

Concordato in appello: come funziona [ torna al menu ]

Il concordato in appello consiste in un accordo scritto tra l’avvocato dell’imputato e Pubblico Ministero (Procuratore Generale) sull’accoglimento di alcuni motivi di appello e sulla rideterminazione della pena, con rinuncia ai motivi residui.
L’accordo viene quindi sottoposto alla Corte d’Appello nelle forme previste.
La Corte non può modificare autonomamente il contenuto dell’accordo, ma può esclusivamente accoglierlo oppure rigettarlo.
Se ritiene l’accordo corretto, la Corte lo accoglie e ridetermina la pena secondo quanto pattuito dalle parti. In caso contrario, l’istanza perde efficacia e il procedimento prosegue secondo le regole ordinarie del giudizio di appello.

 

Concordato in appello: termini [ torna al menu ]

La richiesta di concordato deve essere formulata nel rispetto delle modalità e dei termini previsti dal Codice di procedura penale.
Di regola, l’accordo può essere presentato fino a quindici giorni prima dell’udienza fissata per il giudizio, secondo quanto stabilito dall’articolo 599-bis c.p.p., salvo le diverse ipotesi espressamente previste dalla legge.
Per questo motivo è fondamentale che la strategia difensiva venga valutata tempestivamente, così da consentire un’adeguata interlocuzione con il pubblico ministero prima della decisione della Corte.

 

Concordato in appello: riduzione della pena [ torna al menu ]

Uno dei principali motivi che spingono l’imputato a valutare il concordato riguarda la possibilità di ottenere una riduzione della pena.
È importante chiarire, però, che il concordato in appello non prevede una riduzione automatica o a percentuale fissa della pena, come avviene nel patteggiamento o nel rito abbreviato.
La diminuzione deriva invece dall’accoglimento dei motivi di appello concordati tra le parti, che possono incidere sul trattamento sanzionatorio attraverso il riconoscimento di circostanze attenuanti o una diversa qualificazione del reato.
L’entità della riduzione dipende quindi dal contenuto dell’accordo e dalla successiva verifica della Corte d’Appello.

 

Concordato in appello: ambito di applicazione [ torna al menu ]

Grazie alla riforma Cartabia il concordato in appello può essere applicato in modo ancora più esteso.
L’articolo 599-bis del Codice di procedura penale non prevede preclusioni oggettive legate alla gravità del reato o sbarramenti soggettivi per l’imputato.
Il concordato può essere richiesto anche in caso di delitti indicati dall’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater c.p.p., o per soggetti dichiarati delinquenti abituali, professionali o per tendenza.
Prima di valutare questa soluzione processuale è quindi opportuno analizzare il fascicolo e confrontarsi con il proprio avvocato.

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Concordato in appello e parte civile [ torna al menu ]

Una delle questioni più delicate riguarda il ruolo della parte civile.
Il concordato in appello riguarda esclusivamente i rapporti tra imputato e pubblico ministero con riferimento ai soli profili penali della decisione.
La parte civile non partecipa all’accordo e conserva intatti i diritti riconosciuti dall’ordinamento in relazione alle statuizioni civili eventualmente contenute nella sentenza.
Qualora l’appello riguardi anche gli interessi della parte civile, la Corte dovrà comunque pronunciarsi su tali aspetti.

 

Concordato in appello e patteggiamento [ torna al menu ]

Il concordato viene spesso confuso con il patteggiamento, ma si tratta di istituti ben differenti.
Il patteggiamento si può proporre solo in specifici momenti durante il primo grado di giudizio, non è utilizzabile per i reati più gravi e consente alle parti di concordare direttamente la pena con la possibilità per l’imputato di ottenere uno sconto fino a 1/3.
Il concordato invece, interviene dopo la sentenza di primo grado e comporta una parziale rinuncia alle censure mosse contro la sentenza emessa dal Tribunale.
In entrambi i casi il Giudice mantiene un ruolo fondamentale, poiché deve verificare la correttezza dell’accordo e la sua piena conformità alla legge.

 

Concordato in appello: ricorso per Cassazione [ torna al menu ]

Il ricorso in Cassazione contro una sentenza emessa dopo il concordato è consentito solo per vizi specifici, quali:

  1. Difetti nella formazione della volontà della parte di accedere all’accordo;
  2. Vizi relativi al consenso prestato dal pubblico ministero;
  3. Una pronuncia del Giudice difforme rispetto all’accordo raggiunto;
  4. Vizi nella determinazione della pena che la rendano palesemente illegale.

Qualsiasi altra censura, specialmente se relativa a motivi rinunciati, è inammissibile.

 

Concordato in appello: conclusioni [ torna al menu ]

Se hai letto attentamente l’articolo avrai capito che il concordato in appello (clicca qui se vuoi approfondire) rappresenta uno strumento che consente di definire più rapidamente il giudizio di secondo grado attraverso un accordo tra imputato e pubblico ministero.
La Corte d’Appello, dopo averne verificato la conformità alla legge del concordato, può accogliere oppure rigettare l’accordo.
Risulta quindi fondamentale affidarsi a un avvocato penalista che possa individuare la strategia difensiva più efficace e valutare se ricorrano i presupposti per accedere al concordato.
Se devi affrontare il secondo grado di giudizio, ti occorre un avvocato penalista e vuoi sapere di più sul concordato in appello contattami.

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