Quando si rischia il carcere

quando si rischia il carcere

A seguito della pronuncia di una sentenza di condanna definitiva, il Pubblico Ministero emette l’ordine di esecuzione della pena. Ma che succede dopo? Quando si rischia il carcere?
Mi chiamo Mattia Fontana ed esercito la professione di Avvocato penalista a Roma. In questo articolo ti parlerò di cosa succede dopo la pronuncia di una sentenza di condanna definitiva e di quando si rischia il carcere.

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In Italia è ormai molto difficile finire in carcere, se non per casi eclatanti e per i reati più gravi.
Il carcere dovrebbe essere infatti considerato quale “extrema ratio“, ossia l’ultima soluzione possibile.
Tuttavia ci sono dei casi in cui finire in galera è inevitabile.
Quando accade?

 
 

Quando si rischia il carcere: la sentenza definitiva [ torna al menu ]

Bisogna innanzitutto dire che per rischiare il carcere è necessaria una sentenza definitiva.
Ma quando una sentenza può dirsi tale?
La sentenza definitiva è quella che non può più essere impugnata.
L’art. 648 c.p.p. stabilisce che: “sono irrevocabili le sentenze pronunciate in giudizio contro le quali non è ammessa impugnazione diversa dalla revisione”.
Facciamo un esempio: devi affrontare un processo per aver commesso un reato.
Al termine del primo grado di giudizio il Giudice pronuncia una sentenza di condanna. Questa sentenza non è definitiva. È infatti possibile proporre appello. A seguito del processo di fronte alla Corte D’Appello verrà pronunciata un’altra sentenza. Anche questa sentenza non è definitiva. Potrà essere presentato un ricorso per Cassazione.
Solo al termine del terzo grado di giudizio, che si svolge di fronte la Corte di Cassazione, la sentenza può dirsi definitiva.
In Italia, vale sempre la pena di ricordarlo, vige il principio di non colpevolezza secondo il quale “l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva” (art. 27secondo comma, della Costituzione).

 

L’ordine di esecuzione [ torna al menu ]

L’art. 656 c.p.p. dispone che: “quando deve essere eseguita una sentenza di condanna a pena detentiva, il Pubblico Ministero emette ordine di esecuzione con il quale, se il condannato non è detenuto, ne dispone la carcerazione”.
Cosa significa questa norma?
Come abbiamo visto, dopo i tre gradi di giudizio la sentenza diviene definitiva. A seguito della sentenza il Pubblico Ministero emette l’atto con il quale ordina che venga data esecuzione alle pena prevista nella sentenza e dispone la carcerazione del condannato non detenuto.

Obiettivo primario dello Studio Legale Penale di Roma fondato dall’Avvocato penalista Mattia Fontana, è quello di garantire la miglior difesa e tutela per i propri assistiti.
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Quando si evita il carcere? [ torna al menu ]

Vi sono dei casi nei quali il Pubblico Ministero dopo aver emesso l’ordine di esecuzione ne dispone la sospensione.
L’art. 656, quinto comma, c.p.p. stabilisce che: “se la pena detentiva, anche se costituente residuo di maggiore pena, non è superiore a tre anni (quattro anni dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 41/2018 n.d.r.) o sei anni in casi specifici relativi a soggetti tossicodipendenti, il Pubblico ministero ne dispone la sospensione. Entro trenta giorni dalla data in cui viene disposta la sospensione è possibile richiedere una misura alternativa alla detenzione (Affidamento in prova ai servizi sociali, detenzione domiciliare, semilibertà – se vuoi saperne di più clicca qui).
In questo caso dunque è possibile evitare il carcere presentando tempestivamente un’istanza con la quale si chiede una misura alternativa.
Quand’è che invece non è possibile richiedere l’applicazione di una misura alternativa? In altre parole, quando si rischia il carcere?

 

Condanna a 4 anni: si va in carcere [ torna al menu ]

In alcuni casi la sospensione dell’ordine di esecuzione non è possibile. In questi casi, il carcere è inevitabile.
Ciò avviene anzitutto quando la pena comminata è superiore ai quattro anni.
Secondo quanto disposto dall’art. 656, nono comma, c.p.p., poi, la stessa cosa avviene:
– quando per il fatto oggetto della condanna il condannato si trovi in stato di custodia cautelare in carcere nel momento in cui la sentenza diviene definitiva;
– se sei stato condannato per specifici reati.
Si tratta di alcuni reati indicati dallo stesso articolo come il reato di maltrattamenti aggravato, il reato di stalking aggravato oppure il furto in abitazione o con strappo.
Il carcere è inevitabile anche in caso di commissione di uno tra i cd. reati ostativi (art. 4 bis L. 354/1975) quali ad esempio: delitti commessi per finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico, associazione di tipo mafioso, alcuni reati contro la p.a., alcuni reati sessuali (ad es. violenza sessuale, violenza sessuale di gruppo, prostituzione minorile, pornografia minorile ecc..), omicidio, estorsione aggravata, rapina aggravata, sequestro di persona a scopo di estorsione.
In tutti questi casi non è possibile fare nulla per evitare il carcere.
Chi è stato condannato per un reato ostativo potrà tuttavia accedere alle misure alternative alla detenzione ma solo dopo essere entrato all’interno dell’istituto penitenziario ed al ricorrere di determinate condizioni.

 

Quando si rischia il carcere: conclusioni [ torna al menu ]

Come hai potuto leggere nell’articolo, in alcuni casi è inevitabile andare in carcere. Nei casi in cui invece il carcere può essere evitato, è indispensabile presentare tempestivamente un’istanza con la quale si chiede una misura alternativa.
Se ritieni di essere in una situazione simile a quella appena descritta non c’è tempo da perdere, contattami per capire come poter evitare il carcere.

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